Jackson Pollock: la comunicazione polisensoriale del gesto pittorico fatto brand

Se nel 1943 Rockwell lavora a “Libertà di parola. Libertà di culto. Libertà dal bisogno. Libertà dalla paura.”, Jackson Pollock inaugura la sua prima personale presso la Galleria Art of this Century di Peggy Guggenheim. Queste opere sono ancora influenzate dal surrealismo, dai murales messicani, dall’arte primitiva da quella dei nativi d’America; bisogna attendere il 1946 per poter ammirare in modo trasverso le prime opere realizzate con la tecnica del dripping.

[…] l’aggettivo trasverso indica solo la naturale posizione che assumo ogni qual volta mi trovo di fronte ad un’opera, vale a dire la disposizone sul lato destro di essa, tale da tracciare un’astratta diagonale che mi permette di sbirciare da una posizione diversa, come vorrebbe essere, rispetto a quella assunta dall’artista quando ha realizzato l’opera. […] Massimo Bignardi, Lo sguardo trasverso, Edizioni Quattroventi

Ecco, anche questo modo di porsi, quello trasversale, non funzionerebbe con l’opera che Pollock realizza tra il ‘47 e il ‘52. La tela, di grosse dimensioni, viene posizionata a terra. L’artista non si pone di fronte ma sopra e ai quattro lati, non è fermo ma si muove, la calpesta, traccia con i suoi movimenti l’impronta del suo sentire.

Musica rock e architettura decostruttiva, fantascienza e realtà virtuale, droga e look, cyberpunk e splatterpunk, installazioni artistiche e metaletteratura, performance sportive e teatrali fanno parte di una stessa cultura, la cui chiave d’accesso è costituita dall’esperienza dell’essere umano come una cosa che sente…. Mario Perniola

L’opera pittorica di Pollock “stranamente” non è mai casuale. Pollock è un instancabile lavoratore, studia la morfologia linguistica giapponese, organizza i suoi movimenti migliorando le competenze tecniche necessarie per eseguire al meglio i suoi lavori.

Vorrei essere stato presente all’esecuzione del suo primo lavoro eseguito con la tecnica del dripping; immagino la scena: Pollock posiziona la sua prima tela a terra, apre il suo barattolo di acrilici e/o di vernici industriali, afferra il pennello dal manico e lo gira, lo cala nel barattolo di smalto liquido e lo schizza sulla tela. Da quel gesto nasce un nuovo modo di concepire l’arte e l’enfasi che la genera. In quell’incessante groviglio pittorico Pollock trova la sua sintesi metafisica degli opposti, l’ordine e il caos, la ragione e il sentimento, la razionalità e la passione. In quel gesto Pollock fa suo il sentire di una generazione che in Europa vive gli anni del nazismo, crea e definisce uno status sociale, conclama, attraverso la propria esperienza individuale e controcorrente, una pittura prettamente americana, o meglio da vita alla pittura autenticamente americana. L’opera di Jackson Pollock si afferma con la stessa convinzione e riconoscibilità di un marchio fatto brand; meglio di Marcel Duchamp, prima di Andy Warhol.

Brand/Marca: entità concettuale che, presidiando il territorio mentale di un individuo, evoca un insieme di valori predefiniti… Gaetano Grizzanti Brand Identikit, Fausto Lupetti Editore.