Il brand, l’artista e il valore economico del suo prodotto

Ieri guardavo i vari post su Facebook e mi capita di fermarmi su quelli di Salvatore Manzi: docente all’Accademia di belle arti di Napoli, artista per la E23 di Max Cafaggi. Lo ricordo ai tempi di quando eravamo studenti all’Accademia e in occasione di Già fatto!?, collettiva tenutasi a Casagiove. Firmava le persone, come a volersi appropriare degli altri attraverso la propria firma. (Concettualmente interessante, seppur debole e banale nella performance.) Con questa operazione Zak Manzi (pseudonimo utilizzato negli anni 90) valorizzava l’artista a discapito dell’opera. Niente di nuovo se la consideriamo un’operazione eseguita dall’artista conosciuto. Ma così non era.

Piero Manzoni firmava le propria merda (o solo scatole vuote!?). Quelle scatole sono considerate opere d’arte perché firmate dall’artista affermato (dal sistema). Vale lo stesso per il prodotto brandizzato, sia esso una sedia o un vestito. Quel prodotto acquisisce valore solo perché firmato da quel marchio forte dell’insieme di valori intrinseci al prodotto. Tale operazione inoltre segue una strategia di marketing precisa: la volontà di valorizzare il brand attraverso il prodotto e la user experience che ne consegue.

Perché una sedia della Foppapedretti è più costosa di una buona sedia in legno senza marchio? Perché è la presenza della marca che fa la differenza.

Perché un’opera di Lucio Fontana vale più soldi di un qualsiasi altro artista meno conosciuto? Perché c’è chi ha deciso che la marca Lucio Fontana e il prodotto artistico che ne consegue ha più valore economico: qui galleristi, curatori e agenzie pubblicitarie fanno la loro parte.

Entrambi quindi, l’opera di Lucio Fontana e il prodotto della Foppapedretti, sono mossi dagli stessi obiettivi di business, entrambi destinati, nella maggior parte delle volte, come prodotti d’arredo, …da regalo, …da collezione.

Quello che resta, nel senso opposto e in secondo piano, è una semplice sedia in legno da una parte e la ricerca artistica, lo studio, il sacrificio dell’artista dall’altra, esente da qualsiasi valore economico.

Quale faccia della medaglia preferisci?