Chi è Crearts: Michelle Lampitelli

Chi è Crearts? Vincenzo ci ha raccontato come lavora in Crearts, che strumenti usa e come trascorre la propria giornata lavorativa, ma il nostro gruppo è un gruppo efficace perché variegato, sia nella composizione professionale che in quella animale, e seppur poco strettamente rispettate ci teniamo a far presente che prestiamo particolare attenzione alla quota rosa nel nostro ufficio. Parliamo quindi con Michelle, al secolo Michela Lampitelli, la nostra Content Manager e lasciamoci raccontare ― da chi se non da lei! ― la sua esperienza lavorativa.

Come ti chiami?

Michela o dir si voglia ormai Michelle. Ed è piacevole 🙂 .

Qual è il tuo ruolo in Crearts?

Content Manager.

Quanti anni hai?

32 non me li daresti mai. Ne sono certa 😀 .

Di cosa ti occupi, nello specifico?

Ideazione e redazione dei testi. Sostanzialmente è un lavoro che si sviluppa coordinando e aggiornando le informazioni provenienti dalle aziende stesse, o che comunque riguarda il loro settore di attività, e veicolarle attraverso i mezzi di comunicazione per esse “attivati”. C’è poi una parte ancora più interessante che è quella in cui si sviluppa – insieme – il concept di una campagna e mi tocca elaborarlo. Questo mi lascia margini più ampi per esprimermi e mi piace!

Sì, OK, ma ancora più nello specifico: racconta una giornata tipo.

Dunque, all’arrivo in ufficio, veloce giro dei clienti per controllare che tutto sia a posto, sguardo ad Asana e Slack per aggiornarmi. Ma diciamo che so già cosa devo fare, a meno che non intervenga qualche urgenza che in quel momento è una priorità del cliente e va elaborata.

Di quali applicazioni, software e strumenti non puoi fare a meno durante la tua giornata lavorativa?

Non mi occorrono grandi cose. Utilizzo Gmail per tenere il contatto con il cliente e Drive per la stesura dei testi in modo da potervi accedere da qualsiasi dispositivo che abbia una connessione – che è quanto mi basta. Asana per l’organizzazione del lavoro fissato per scadenze, ma in generale ho una buona memoria su cui faccio molto affidamento. Con Slack mi tengo aggiornata su eventuali fuoriprogramma.

Come tieni organizzato il tuo spazio di lavoro sulla scrivania?

PC senza grandi pretese. Ma non mi basta, nel senso che mi basterebbe ma non riesco a fare a meno di un’agenda, una penna o un qualsiasi altro supporto cartaceo per poter all’occorrenza scarabocchiare idee, pensieri.

E il tuo spazio di lavoro virtuale?

Il mio spazio di lavoro virtuale è ovunque possa prendere un appunto. Se mi sfugge è perduto. Fissare un primo pensiero scrivendolo mi aiuta a familiarizzare con le parole (è difficile che se le sento “estranee” le lasci così).

Però se ti riferisci al mio desktop… beh ho un casino.
Avevo cercato di eludere la domanda 😛

Qual è il tuo segreto a lavoro?

Una costante rilettura di quanto scritto. C’è sempre un modo migliore di dire “le cose”. A tal proposito, mi viene in mente proprio un passaggio di Carver ne Il mestiere di scrivere, un libro sulla sua esperienza di scrittore che sto leggendo proprio in questi giorni: In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore.

Ci consigli un libro?

Lolita di Nabokov. Al di là della trama, al di là del genere, lo scrittore compone le parole, le intreccia rendendole quasi musicali. Invero un libro sulla potenza della scrittura. La donna abitata di Gioconda Belli per la speranza che lascia al lettore. Ma in realtà sono sempre alla ricerca di libri che mi pongano tante domande. I libri che mi sono piaciuti mi “costringono” ogni volta ad elaborare un piccolo lutto.

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto?

Attenendomi strettamente a questo lavoro: ricercare sempre parole nuove. La lingua italiana è ricca di sinonimi, di parole che spesso pur avendo sostanzialmente lo stesso significato sono ricche di sfumature. C’è sempre qualche parola in grado di dire meglio quello che abbiamo da dire. In tempi non sospetti non avrei immaginato che con questo consiglio ci avrei costruito un lavoro. Ma se vado a ritroso e metto in fila pensieri, episodi, consigli mi pare che tutto fosse funzionale a questo. Potrebbe essere che sto inventando tutto ma mi piace pensare a questa combinazione di “casi”.

Qual è il miglior consiglio che daresti?

Ancora: rileggere fino alla nausea. Mettere il cuore in quello che si fa, anche per l’argomento o per il lavoro più tecnico che esiste al mondo.

Ciao.

Ciao a te.