Lo sguardo trasverso del brand manager

Tempo fa scrivevo di Jackson Pollock, su come alla fine degli anni 40 e gli inizi del 50, con il suo dripping, reinventando un fare pittura riconoscibile e differenziante, pone le basi per l’affermazione dell’artista brand.

Attraverso la sua pittura, eseguita per la prima volta con l’utilizzo delle vernici industriali, Pollock é il primo artista che inconsapevolmente separa l’atto creativo dal processo generativo dell’opera. Mediante la diversa disposizione del supporto dipinto e l’utilizzo di pigmenti liquidi, l’artista decide quando terminare il prorpio percorso creativo ma non quello conclusivo dell’opera: sarà il tempo a solidificare il pigmento e a stabilizzarne la struttura decidendone la nascita.

Il tempo, invisibile e prezioso, ci aiuta a plasmare, creare e capire. Chi mi conosce sa che sono affascinato dalle correlazioni apparentemente improbabili. Vado al dunque: cosa hanno in comune lo storico d’arte e il brand manager? Cosa hanno in comune il nuovo modus operandi di Pollock e il brand manager?

Nel primo caso, entrambi studiano, curano e storicizzano le competenze del proprio cliente. La cura dell’esposizione dell’operato sia dell’artista che dell’azienda, così come la valorizzazione del prodotto destinato alla vendita.

Pollock é il primo artista che assume, rispetto all’opera dipinta, una posizione differente rispetto a colui che la contemplerá terminata. Artista e fruitore, dinanzi al dipinto, occupano per la prima volta un spazio diverso.

Sono sicuro che ti sei trovato almeno una volta davanti ad un dipinto, una scultura o un’istallazione. La naturale posizione che si assume é quella frontale, centrale all’opera. In questa circostanza stai assumendo la stessa posizione dell’artista che ha creato il lavoro, come a disegnare una retta di cui il dipinto é il punto A e tu il punto B.

Con Pollock non é così. L’opera viene generata dall’alto verso il basso. Nel processo creativo l’artista si muove come a disegnare linee trasversali di cui il punto A é il supporto pittorico immobile e il punto B l’artista in continuo movimento dentro e fuori l’opera.

La posizione traversa è la stessa che assume Massimo Bignardi, storico e critico d’arte, nella lettura dell’opera d’arte: una naturale disposizione, scrive, sul lato destro di essa che gli permette di sbirciare da una posizione diversa rispetto a quella dell’artista per non rischiare di esserne affascinato.

Così come Massimo Bignardi suggerisce la giusta disposizione dello spazio che deve occupare il fruitore dell’opera d’arte,

… Una postazione di osservatore laterale, obliqua e non frontale, quel tanto che mi consente di non cadere nella rete della seduzione che ciascuna opera, dipinti, scultura o architettura lancia al nostro occhio interiore, come suggeriva Merleau-Ponty.

penso che un buon brand manager debba assumere, nei confronti del cliente e del lavoro per esso eseguito, quella giusta disposizione, fisica e psichica, che gli permette per l’appunto di sbirciare e farsi trovare.

Come Pollock il brand manager deve far proprio il progetto creativo-comunicativo, entrare all’interno dello spazio destinato alla comunicazione, plasmare il messaggio per poi uscire e valutarne i risultati. Rimanere disponibile per percepirne le lacune: punti inesplorati che aspettano di essere valorizzati.

Cosi come Pollock, il brand manager deve poter guardare dall’alto, operare con pathos ed energia per poi valutare l’insieme da lontano, in maniera analitica, così come vorrebbe essere, con uno sguardo traverso, anche per non rischiare di esserne “troppo” sedotto.