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Il piano di comunicazione: come stilarlo e come gestirlo

Nel programma generale di marketing, il piano di comunicazione annuale è il documento strategico-operativo che guida le azioni comunicazionali. La corretta stesura del PdC impone un'adeguata conoscenza dell'azienda e un'efficace programmazione delle attività concordate tra le parti che compongono il tavolo di lavoro. A tal proposito è consigliabile condividere il documento con tutto il team di lavoro: l'agenzia di comunicazione, il reparto marketing interno, il management, l'area commerciale e quella consulenziale, il customer service e il customer care e non per ultima la proprietà. 

Strutturato per accettare le correzioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi, il PdC è stilato con una logica che prevede 5 fasi da superare step by step.  

Il piano di comunicazione si compone di tre macro-sezioni: brief, strategy, analysis.

Il brief d'impresa 

Preceduto da una serie di incontri (briefing), il brief d'impresa è la sezione del piano di comunicazione che chiarisce le caratteristiche dell'azienda e le sue esigenze comunicazionali, anticipando la Copy strategy - sezione che chiarisce le attività strategico-operative di marketing comunicativo - o la Brand strategy  qualora si voglia avviare anche una strategia orientata alla marca.

Non vi sono modelli da seguire, ogni azienda può strutturare questa sezione nella maniera che ritiene più opportuna; ovviamente la validità del documento comporta il rispetto di importanti regole. 

Le micro-sezioni del brief d'impresa sono:

La copy strategy 

Chi è chiamato a sviluppare il piano di marketing comunicativo risponderà con la Copy Strategy, macro-sezione che chiarisce le motivazioni, l'utilizzo dei canali e degli strumenti scelti, la timeline di lavoro e gli obiettivi da raggiungere secondo le esigenze stabilite dal brief. 

La stesura della copy strategy risponde a:

La brand strategy

Per le aziende che scelgono una comunicazione orientata alla marca, alla copy strategy - o alle singole copy strategy - si aggiunge la Brand strategy o strategia di marca. A differenza della copy strategy - che può riprodursi su specifiche esigenze legate a altrettanti specifici prodotti e servizi - la brand strategy è l'anima della marca, si evolve seguendo l'evoluzione del brand e vive fino alla sua morte.

Prima di proseguire è importante chiarire la differenza tra marchio e marca. Il marchio, anche entità legale dell'azienda, rappresenta l'aspetto estetico dell'organizzazione aziendale: il naming (nome del marchio con caratteristiche visuali proprie e distintive), il pay-off (testo descrittivo o evocativo posto al di sotto del naming) e symbol (segno grafico del marchio) né compongono la struttura. La marca invece è l'entità concettuale e valoriale dell'azienda. Dotata di una propria personalità, presidia il territorio mentale del proprio cliente che ne è attratto al punto tale da sceglierne il prodotto o il servizio indipendentemente dal costo e da altre marche appartenenti allo stesso settore. 

La brand strategy comunica la personalità di marca enfatizzandone le sfaccettature e accrescendone la percezione. Definire una personalità di marca significa riuscire a creare, in una posizione di mercato paritario, quella differenziazione necessaria e quella identificazione utile a proiettare l'interlocutore verso la scelta di una marca rispetto all'altra. A tal proposito, seppur la strategia di marca - nella fase strategico-operativa - risponde a quanto descritto nella copy strategy, è necessario capire e sviluppare le caratterizzazioni proprie e differenzianti del brand. Queste vanno stilate in micro-sezioni perché parti integranti della brand strategy. 

Precedentemente pubblicato sul numero di Dicembre 2021 de Il Giornale della Logistica

Questo articolo è stato pubblicato su Crearts — il nome con cui Vittorio Varavallo ha operato dal 2006 al 2024.
Oggi il lavoro continua su vittoriovaravallo.it e brandumani.it.